LA FUGA (dedicato a Sara)

La grande valle era di un verde accecante. La primavera era appena iniziata e l’erba, appena spuntata era gia’ alta e tenera. I cavalli stavano man mano uscendo dal bosco dove avevano trascorso il lungo inverno e si avventuravano nella grande valle.
Il branco era composto da diversi gruppi di cui facevano parte puledri, giovani femmine e vecchie femmine che avevano il compito di guidarlo.
I giovani maschi erano lontani dalle femmine e proteggevano il branco su due lati.
Su tutti vegliava un possente stallone nero. Ai limiti del bosco erano rimasti alcuni vecchi cavalli che pascolavano incuranti del branco.
Sola, in disparte, una cavalla stava brucando l’erba e alzava ripetutamente la testa per controllare chi gli stava vicino. Le orecchie roteavano per raccogliere ogni piccolo rumore, ad ogni piccolo refolo di vento la cavalla soffiava impaziente dal naso.
Sara, questo era il suo nome, era da poco entrata nel branco, nessuno sapeva da dove provenisse e nessuno si era mai curato di chiederglielo.
Non aveva nessun legame di parentela con gli appartenenti al branco, l’avevano accettata come si accetta una cosa che non interessa e che viene lasciata in disparte. Per di più’ Sara zoppicava leggermente e questo l’aveva allontanata ancora di più’.
Dal bordo del bosco un vecchio stallone grigio la osservava, era incuriosito dal suo comportamento, non riusciva a capire che cosa turbasse Sara, che cosa generasse quel suo perenne disagio.
Il tempo passava ed il branco aveva raggiunto il proprio equilibrio. Ogni componente si preoccupava solo di mangiare e stare sdraiato al sole. Poi, un giorno, il vecchio stallone, passando vicino a Sara, si accorse che due lunghe righe di lacrime le solcavano il muso.
Che cosa turbava Sara ? Che cosa aveva generato quelle lacrime ? Che cosa gli stava chiedendo ? Forse aiuto ? Forse protezione ? Quanti dubbi lo assalirono, quante domande senza risposta lo assillarono. Per lui fino ad ora Sara era solo una cavalla scontrosa e taciturna.
Il sole stava tramontando e i cavalli si incamminarono per rientrare nel bosco per trascorrere la notte, ma la notte per il vecchio stallone fu insonne alla ricerca di risposte a domande di cui non conosceva l’origine.
Nei giorni seguenti, lo stallone osservo’ con più’ interesse il comportamento di Sara e cerco’ di brucare l’erba sempre più’ vicino a lei.
Questa vicinanza gli permise di sentire le sue vibrazioni, le sue paure, le sue ansie e si senti’ impotente ed incapace ad aiutarla a dissipare le sue paure.
Il tempo passava e Sara si fidava sempre più’ del vecchio stallone e di se stessa, vedeva nel suo futuro un piccolo spiraglio di luce, si sentiva più’ forte vicino a lui. Tutte le volte che si incontravano il branco per loro non esisteva più’, c’erano solo le loro emozioni che fluivano fra loro ignari degli altri.
Ma le paure di Sara non erano sopite, bastava un rumore diverso dal solito, la vicinanza di altri cavalli, un odore strano per scatenare la sua paura.
Sara in questi momenti perdeva la ragione, l’unico messaggio che arrivava al suo cervello era “ F UG G G I I I ! ! ! “ . Ma Sara non sapeva dove fuggire, da che cosa fuggire, sentiva solo mancare il respiro, non vedeva più’ niente, non ricordava più’ niente, quella sequenza scatenante di eventi la costringeva a fuggire senza una meta.
Solo quando le forze la abbandonavano, si fermava e si sentiva morire.
In questi momenti il vecchio stallone assisteva impotente aspettando che si calmasse al suono della sua voce.
Che cosa poteva avere sconvolto la mente di Sara, a quali prove la vita l’aveva sottoposta marchiandola a fuoco, ora nemmeno Sara lo sapeva perche’ le aveva nascoste nel fondo della sua memoria.
Solo la vicinanza del vecchio stallone aveva fatto affiorare eventi sepolti nella sua mente portandole nuovo dolore ma anche un piccolissimo spiraglio di luce, forse con la sua vicinanza avrebbe potuto superare le gigantesche prove che la vita gli chiedeva ancora.
Il sole era tramontato, una luce rossa accendeva l’orizzonte, la verde valle dei cavalli era deserta, solo il vecchio stallone e la cavalla avanzavano lungo la collina per entrare nel bosco per trascorrere la notte.
Un altro giorno era terminato, la vita aveva di nuovo voluto il suo tributo per proseguire, il tributo giornaliero di gioia, dolore, paura, odio, amore, che tutti dobbiamo pagare per vivere.
Quel tributo che ci chiede quotidianamente la vita e’ comunque meno gravoso se viene diviso con quelli che sono disposti a respirare la vita insieme a te.
Buona fortuna Sara, vivi la vita attimo per attimo assaporandone il bene ed il male che ti offrira’ e non fuggire quando qualcuno ti fa del male, combatti sempre la paura con il tuo cuore grande e generoso sempre disposto a dare tutto anche quando non riceve in cambio niente.