ANALISI DI UN MOMENTO STORTO

Abbiamo tutti i nostri bei momenti storti, nella vita.
io sono in uno di questi.
il mio momento storto è accompagnato da un dente del giudizio un po’ ribelle, che ha messo in rivolta le gengive tutt’attorno.
il mio momento storto ha ancora l’alone di una lunga notte insonne, stare nel letto senza dormire, aspettando che faccia luce, questa BENEDETTA luce che non arriva, mentre il tempo se ne va a braccetto con un bradipo.
ciò nonostante, non ho ancora perso la mia vena ottimistica.
il mio momento storto ora è in uno stato transitorio; può volgere verso un mare in tempesta, oppure verso una verde e fresca oasi, dove il mio spirito si rifocilla e i miei nervi si lasciano trasportare dalla corrente che mi ha trascinato fin lì, spesso adagiati su una comoda zattera di canne, la zattera della pace.
il mio momento sarebbe ancor più storto, se non mi trovassi in paradiso, o nelle sue immediate vicinanze.
e allora mi adagio sull’amaca, pendolo un po’, sorridendo minchione alle gentili palme che mi sorreggono. do uno sguardo alla papaia quasi matura. devo ricordarmi di staccarla prima che gli uccelli avidi di dolce frutta me la svuotino. osservo questi otto polli caserecci, con le loro storie di corteggiamenti, supremazie e lotte per il cibo, che scorazzano liberi nel giardino, non possono non farti sorridere. sorseggio un po’ di latte di cocco. questo pomeriggio è molto silenzioso.
è l’ora della siesta, e ogni amaca sta abbracciando un messicano stanco. effettivamente il caldo non lascia tanto spazio ad attività faticose.

Ma i pensieri possono passare, fluidi, attraverso una mente abbastanza sgombra. Non hanno un filo logico, e con un po’ d’innocenza ci si può stupire di cosa si arriva a pensare, saltando di palo in frasca…
le mosche… poco fa ne ho catturata una, l’ho uccisa, ho imprecato sul suo nome e ho lanciato anatemi su tutta la specie, maledicendo tutte le generazioni future. era il mio momento storto.
ora è passato, se una mosca mi infastidisce, mi limito a imprecare.
uccidere animali, di qualunque razza, va contro i miei principi.
Ho ‘l mal di denti.
Quel fottuto, intenso, nervoso e cerebrale mal di denti che ogni tanto ti prende alle spalle. in questo momento ho la gengiva dei molari gonfia, non duole un granché per fortuna, ma il male è sempre lì, da questa mattina. dolcemente, mi ha svegliato dopo quell’unica ora di sonno concessami, mi ha dato il buongiorno, quasi mi porta il caffè, e poi non se ne è più andato. nel pomeriggio mi è stato molto vicino, proprio mentre pranzavo. che amore.
tra poco mi darà il bacetto della buonanotte, mi rimboccherà le coperte, e se ne verrà a dormire qui con me, proprio sul cuscino, dove appoggio la mascella stanca.
spero proprio che a darmi il buongiorno domattina, sia il solito topolino di sempre, equilibrato e scattante, e non quel fottuto maldidenti.

Odio gli spostamenti. Ultimamente ne ho fatti alcuni, cattivi, che mi hanno fatto rimpiangere di non essere altrove.
uno spostamento buono deve essere breve, comodo, liscio, e possibilmente lungo l’asse nord-sud.
uno spostamento cattivo dura almeno dodici ore, il posto deve essere incomodo, l’ambiente deve puzzare un po’, almeno qualche odore di merda, per dio!
e presuppone una destinazione scadente, alla fine probabilmente lo prenderai anche nel culo.
questo è lo spostamento decisamente cattivo.
Ma amo il caldo, e qua c’è tutto l’anno. Questo mi basta. In fondo sono felice, ho poche cose da accudire, e dei rapporti da curare. vivo come un principe, c’è molta frutta, dell’ottimo pesce, tanta pace, e un gabinetto a cielo aperto, dove ti puoi sedere, e mentre espleti puoi guardare il cielo e i suoi figli che ti svolazzano sulla testa mentre stai cagando, e lì difianco c’è la calce bianca pronta a coprire ogni tuo odore, e questo caldo secco, unico, piacevole come l’abbraccio di una signorina. Mi mancherà parecchio questo gabinetto, quando dovrò lasciare questa terra incantata.