Dicembre! Roba da non crederci...la minima é 25 e la massima 31...non
piove da 20 giorni e noi (Io, Romina, Carmelo e Luisa) ce ne andiamo allegramente
in giro in macchina, partiamo prestissimo, alle 5, anche se sembrano le 10 del
mattino (che sole ragazzi! Chi lo sottovaluta é un fesso, letteralmente
fatale in certi orari...mi chiedo come farebbe Luchino a stare ore ad abbronzarsi...carbonella
pura!). Questa volta facciamo una bella gita sostanzionsa, la meta é
a 500 kilometri da Salvador, verso l´interno, - lasciando il mare per
le piantagioni di canna da zucchero (distese infinite, che vengono bruciate
prima della raccolta per facilitare l´eliminazione delle foglie), attraversando
zone dove piove due volte l´anno, ricoperte di arbusti bassi (vegetazione
tipica che si chiama “cachinga”), paesini di cui non ricordo il
nome (Milagri??Palmito?? e cose cosí) distinguibili solo per i diversi
distributori di benzina e di birra; arrivando alle zone dei pascoli, con le
mandrie di vacche (di razza asciutta e con tutta la pelle che penzola) - fino
agli ultimi baluardi di “civiltá”: dentro il Parco della
Chapata Diamantinha, grande come l´Emilia, percorso da molti fiumi, foresta
e roccia, cascate e sentieri...
Il viaggio é durato quasi 8 ore, 5 ore per fare i primi 450 kilometri
e 3 ore per gli ultimi 50...capite che siamo ai confini della percorribilitá,
la nostra Wolswaghen “ Gol” fa miracoli, puro trial!
Ma perché andiamo alla Chapada?
Perché é il posto dove ha abitato Luisa per 6 mesi prima di venire
in Italia (nella comunitá di Campina... eccoli i veri fricchettoni! Dani
tu parlavi di comunitá paleolitica?...bhé qui non c´é
luce, niente gas, solo qualche pannello solare per il pozzo, si caga all´aperto,
si costruiscono le case con l´argilla, circondati dalla foresta, tra scimmiette
e serpenti!)...poi si va alla Chapata perché é una meta turistica,
cosí Carmelo, Romina ed Io possiamo fare le foto e scrivere racconti!
(essendo cosí grande il parco offre vari livelli di turismo...il nostro
é il piú selvaggio, con le nostre tendine igloo senza jeep, evitando
i negozietti, e con una donna incinta come guida!).
Ci accampiamo nella Valle di Capão, abbiamo viaggiato tutto il giorno
e siamo stanchi e affamati (la comida del ristorante sopra la “cascata
del diavolo” non ci ha lasciato soddisfatti, peró abbiamo fatto
un bel bagno nell´acqua marrone color del ferro – qui son tutti
cosí i fiumi), per la precisione piantiamo le tende nel giardino di Virginia
e Mario che, amici di Luisa, senza conoscere noi tre Italiani, ci offrono un
posto alla loro tavola, si mangerá un ottimo cus-cus, pane integrale
e caffé...
Sullo YIN e sullo YANG....e sul come
se me lo diceva un altro non ci cerdevo
Ci sono due fratelli che abitano nelle campagne di Pechino, uno con carattere
spiccatamente YIN e l´altro prevalentemente YANG...
Col raggiungimento della maggiore etá il padre dispone che, per farsi
un pó di esperienza sulle cose del mondo e della vita, facciano un viaggio
nella cittá di Pechino, e che, prima uno e poi l´altro, vi restino
per un periodo di un mese.
Parte per primo quello con caratteristiche YIN, e dopo neanche una settimana
ritorna a casa. Il padre gli chiede che cosa ne pensasse della cittá,
e lui risponde: “Che posto degradato! Le persone vendono l´acqua
da bere!”. Decide quindi di volere rimanere in campagna.
Poi é la volta della partenza del fratello con carattere YANG...passa
il mese stabilito dal padre, poi ne passano due poi tre...dopo sei mesi torna
a casa, tutto vestito di nuovo e con una automobile. Il padre si informa e gli
chiede cosa ne pensa della cittá e lui risponde: “Ah! Che grande
posto! Le persone pagano per l´acqua da bere!”
Questo mi racconta Mario, seduti a tavola, con l´odore di legna bruciata
che arriva dalla stufa (queste si che sono stufe “economiche”, due
file di mattoni, una piastra di ferro sopra e in mezzo il fuoco), mentre mangiamo.
Io gli ho chiesto un pó di cose su alimenti Yin e alimenti Yang, poi
abbiamo divagato un pó e mi ha detto che io sono molto Yang, tutto il
mio corpo e i miei movimenti esprimono una predominanza Yang...devo mangiare
verdura e frutta fresca, poco sale, evitare gli alimenti troppo cotti, bhé
é una linea generale, dice anche che dovrei meditare, insomma devo cercare
di elevare lo spirito e calmare il mio carattere...credo che abbia ragione,
sto per diventare padre e la devo smettere di infuocarmi per delle cazzate,
impareró un pó di Yoga...promesso!
Che tipo Mario, un negro magro e barbuto sulla 40ina, cuoco macrobiotico che
vive in queste zone da due anni (prima stava a Recife, nel nord del brasile,
poi ha abitato nella comunitá di Campina per un anno, a pochi kilometri
da dove vive adesso, a Capão...perché siamo tutti alla ricerca
di equilibrio!).
Poi c’é sua moglie Virginia, dotata di una calma affascinante,
intelligente e amabile, ci metto un pó a capirla (per un occidentale
grezzo come me a volte é dura), poi uno alla volta capisco. Incontro
i figli che si svegliano per la confusione: per primo Kiran, ha un anno e mezzo
ed é il piú piccolo; poi Tami che ha 4 anni ed é un vero
spettacolo di guance, zigomi e boccoli quasi biondi, poi arrivano Zad (si legge
Zagi ha 10 anni ed é il mio preferito) e Gil, poi Mati che ha 15 anni
e una camera tutta per lei. Il piú grande (18 anni) dei figli, Ravi,
studia e vive in cittá. Totale: 6! Figli! Tutti avuti in casa!...che
donna, non perde mai la calma, é giá il mio mito.
Questa famiglia é una cosa dolce, come la casa, il posto, lo stile di
vita tutto, non ci sono ansia e stupiditá, non c´é televisione
e a malapena c´é la corrente (usata principalmente per l´illuminazione,
che consiste in una lampadina e lo stereo, che comprende un sacco di cidí
e dischi interessanti, tanta roba degli anni 70-80), usano delle scatolette
di alluminio vuote con dentro una candela come torcie, hai la sensazione di
stare dentro a un incantesimo, addirittura Zad alla sera ci fa uno spettacolo
con sipario e calze infilate nelle mani...io sono commosso, e penso a un sacco
di cose sul modo di vivere che ho avuto fino ad ora, che pena mi faccio! Grande
e grosso, un uomo fatto, e non so niente della vita.
(meditazioone e prime avvisaglie di una follia positiva):
La vita...possibilitá infinita....paura e alienazione...energia pura
e intuizione...cerchiamo di non disperderci perché é davvero l´unione
senza pregiudizio che fa la forza...unica soluzione possibile a una vita senza
senso...o almeno cosí mi sembra.
Poi arrivano le zanzare e l´asma...
Per la prima volta da anni ho avuto un piccolo attacco d´asma, che insieme
alle zanzare che governano il giardino di Mario (sará questo bel ruscello
qua di fianco, sará la vegetazione, sará quello che sará
ma qui ti pungono anche di giorno...capisco l´importanza di fare Yoga...),
insomma non dormo molto e la mattina si parte per la prima escursione...ovviamente
in ritardo!
Siamo diretti alla “Cachoeira das Angelicas” (Cascata delle Angeliche),
con gli zainetti zeppi di frutta, godiamo prima del panorama scollinante, cocchifero
e palmeggiato, con queste grosse montagne rocciose (morros) che coprono l´orizzonte,
poi ci inoltriamo nel fitto della boscaglia, lungo un sentiero impervio, su
e giú....ma insomma, non é che posso stare quia raccontarvi proprio
tutto, in fondo é stata una gita, tante escursioni, tanti sentieri, bellissime
cascate, animali pericolosi (...seduti sul bordo di una piscina naturale subito
dopo la cachoerira das rodas, io e Luisa scherziamo e cerchiamo di decidere
se tuffarci di testa o di sedere, poi...”ah! guarda! uma cobra...”,
qui serpente si dice “cobra”, e ce n´era uno, piccolo e verde,
che ci guardava curioso dal pelo dell´acqua...forse non era neanche velenoso...ma
non ci siamo tuffati), e poi ragni grossi come mani, uccelli predatori, rumori
sospetti nel sottobosco,altri attacchi d´asma (troppi pollini, qui la
primavera esplode! In tutti i sensi!), dormito pochissimo, tanti bagni nelle
acque gelate (ricordo che siamo a oltre 1000 metri), la visita alla comunitá
della Campina (dolcissima realtá, economia e utilizzo del territorio
senza sfruttamento, integrazione e rispetto della natura, vi dico solo questa:
non hanno il bagno, ogni casa si scava la sua buca, e quando é piena
ci piantano un banano...).
Tutto sommato siamo degli eroi....
Si perché prima di ripartire per Salvador e tornarcene alle nostre amachee
in balcone e a spalmare burro su ettari di pane (ho trovato la farina di trigo
integral! Alé!), prima di tornare alla cittá decidiamo di fermarci
un giorno a Lençois, cittadina al confine col parco della Chapada.
Lençois é il turismo: Agenzie che organizzano escursioni e ristoranti!
Dopo 5 giorni nella tranquilla Capão c´eravamo scordati che il
parco é una grande attrattiva turistica, e noi non pensavamo di essere
turisti, colle nostre ciabattine infradito lungo le “triglie” (sentieri),
colle nostre braccia bucate dalle zanzare, le gambe graffiate dalla vegetazione,
e soprattutto la nostra guida...
La Guida!
Ragazzi dovreste vederla...colle sue havaninas ai piedi, i suoi vestitini leggeri,
mentre passeggia lungo i percorsi imprevedibili, tra la boscaglia fitta, come
se fosse in montagnola a Bologna il sabato pomeriggio; oppure mentre ci aspetta!
(roba da matti, ci aspetta, ogni 5minuti ci semina lungo la pista) perché
noi siamo in difficoltá, non siamo brasiliani selvaggi, tutto ci appare
diverso, strano e difficile, mi rendo conto della mia fragilitá di Italiano
cresciuto nel benessere (ma questa é un altra storia, comunque sappiate
che qui c´é gente con molta “crosta”, apparentemente
esili e fragili, in realtá duri come il ferro, come anche il legno che
si usa qui, nell´edilizia o per fare mobili: la prima volta che ho sollevato
una seggiola della sala da pranzo a momenti mi rompo la schiena....piombo! indistruttibile!...credetemi)...
Comunque dovreste vederla la nostra guida: una poesia che cammina svelta, mentre
si ferma un attimo per capire la strada migliore oppure per lasciare passare
un serpente, col facão (macete) in mano mentre mi insegna ad aprire il
cocco, é entrata da poco nel quarto mese di gravidanza! É la mia
ragazza!
Max.